Oggi, per un giorno, San Giorgio del Sannio è il paese del mistero svelato: quel grosso cippo nei giardinetti si è finalmente palesato ai cittadini per quello che è, un monumento (un altro monumento) a quei 300 soldati (ancora una volta uomini d'armi) che nel ’44 da San Giorgio mossero, “bene addestrati nelle nostre contrade”, come dice l’epigrafe, e “immolando le loro giovani vite propiziarono la liberazione di Bologna”.
A questo ricordo è stato dedicato, dal Circolo Triste e dall’Amministrazione Comunale, non solo un monumento ma anche un libro “Le radici del secondo Risorgimento”, una raccolta di testimonianze storiche sulla fondazione del Gruppo di Combattimento Friuli a San Giorgio del Sannio e sul suo importante contributo alla Guerra di Liberazione, scritta dai sangiorgesi Mariano Bocchini, geologo, e Paolo Serino, arredatore, appassionati cultori della storia locale.
Ometto di parlare qui delle spese ingenti relative a tutta l’operazione che, secondo quanto scritto dal Sindaco Giorgio Nardone e dall’editore Tonino Santucci, Presidente del Circolo Trieste, sono state affrontate grazie al “determinante contributo dell’Amministrazione Comunale”, “massimo contributo che l’amministrazione Comunale è (stata) lieta di dare all’iniziativa”.
Voglio, invece, soffermarmi sul significato della memoria e sul ruolo e contributo che la memoria può e deve dare alla costruzione del nostro futuro.
Mi chiedo: che senso ha celebrare il ricordo dei 300 friulini che, partendo da San Giorgio del Sannio contribuirono a far scattare la molla del Nuovo Risorgimento Italiano, se i valori di quel Nuovo Risorgimento sono ormai solo uno sbiadito ricordo in questa comunità?
Che senso ha questa ritualità astratta e aliena dal tessuto sociale attuale di San Giorgio del Sannio?
Che valore ha e può avere per le generazioni future una ritualità che è tutta esteriore e priva di aderenze rispetto all’attualità storica della comunità?
Nell’introduzione al libro “Le radici del secondo Risorgimento”, il sindaco Nardone scrive che dovremmo gelosamente custodire nelle nostre menti e nelle nostre coscienze, additandoli come fulgidi esempi alle giovane generazioni e ai responsabili della cosa pubblica, gli eventi tragici ed eroici della Resistenza e della Liberazione…
Ebbene, a San Giorgio del Sannio i valori della Resistenza e della Liberazione, Libertà, Giustizia, Onesta, Unità, sono stati ridotti a mere parole senza risvolti di concretezza e di queste parole,nel corso del tempo, tutti si sono riempiti la bocca, amministratori locali e provinciali, parlamentari, autorità civile e militari e chi più ne ha più ne metta, a discapito dei fatti e della buona programmazione amministrativa e di una oculata e produttiva gestione della cosa pubblica!!!
Non sono di certo soltanto i libri e i cippi commemorativi a tener viva la memoria di chi ha contribuito con la vita a sconfiggere l'esercito tedesco, sono le azioni amministrative volte al bene comune e al progresso e sviluppo globale della comunità paese a tenere alta la memoria di chi ci ha preceduto!!!
Le parole, ahimè, se le porta via il vento e, prima o poi anche le lapidi vengono sgretolate dall'erosione dei fattori atmosferici...
Le azioni, invece, i fatti concreti a beneficio della comunità rimangono nel tempo a testimonianza perenne di saggezza amministrativa e di grande senso della comunità!
"La guerra di liberazione fu, da parte del nostro popolo, la riscoperta della dignità dell'uomo” scriveva Pietro Calamandrei e insieme a lui a rendere l'idea profonda della Resistenza mi piace richiamare il concetto di "tessuto etico" della Resistenza stessa nonché il riferimento alla "religione di libertà" di Benedetto Croce e alla moralità di Giuseppe Mazzini.
Questi sono i valori da riscoprire e sui quali è necessario fondare o, meglio, rifondare l’analisi e la visione critica dei giorni attuali. Oggi più che mai la realtà del presente ha bisogno di essere letta e interpretata con ricchezza di idee e intelligenza critica.
Non bastano i libri e cippi e non basta scrivere, come fa Mariano Bocchini nella quarta di copertina del suo libro, che “dimenticare significa tradire la propria terra a danno delle generazioni future” … Gli rispondo amichevolmente che
le generazioni future sono sicuramente tradite, umiliate, private di un futuro degno di questo nome principalmente da chi, pur apparentemente memore del passato grazie ai libri e ai monumenti, nulla fa per assicurare loro anche un degno presente attraverso un'amministrazione lucida, attenta, totalmente rivolta al bene comune, rispettosa dei propri doveri e degli altrui diritti!!!
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sabato 26 marzo 2011
venerdì 25 marzo 2011
Svelato il mistero del grosso masso apparso da qualche giorno nei giardinetti di Viale Spinelli!!!
Ecco, dunque, svelato l'arcano!!!!
Il grosso masso apparso da qualche giorno nei giardinetti di Viale Spinelli a San Giorgio del Sannio altro non è che un cippo commemorativo in memoria del Gruppo di Combattimento Friuli costituitosi a San Giorgio del Sannio nel settembre del 1944.
San Giorgio, dunque, sembra voler diventare un paese che, nel ricordo dei militi, noti ed ignoti, guerrieri sanniti e combattenti per la Liberazione, vuole concretizzare il suo novello Risorgimento!!!
Peccato, però, che i valori che questi militi sanniti e moderni incarnano, libertà, giustizia, onestà e pace (come ha scritto il nostro Sindaco nella prefazione del libro dedicato al Gruppo di Combattimento Friuli) fanno un pò a cazzotti con la gestione ormai ultradecennale del territorio da parte di tanti tra amministratori comunali e provinciali, rappresentanti delle forze dell'ordine, parlamentari e chi più ne ha più ne metta, i quali hanno fatto e fanno delle parole la loro più grande forza a discapito dei fatti e della buona programmazione amministrativa e gestione della cosa pubblica!
Non sono di certo soltanto i libri e i cippi commemorativi a tener viva la memoria di chi ha contribuito con la vita a sconfiggere l'esercito tedesco, sono le azioni amministrative volte al bene comune e al progresso e sviluppo globale della comunità paese a tenere alta la memoria di chi ci ha preceduto!!!
Le parole, ahimè, se le porta via il vento e, prima o poi anche le lapidi vengono sgretolate dall'erosione dei fattori atmosferici...
Le azioni, invece, i fatti concreti a beneficio della comunità rimangono nel tempo a testimonianza perenne di saggezza amministrativa e di grande senso della comunità.
Nelle note biografiche di Mariano Bocchini, autore del libro sull Gruppo di Combattimento Friuli, si legge che il suddetto dott. Bocchini è convinto che dimenticare significa tradire la propria terra a danno delle generazioni future...
Gli rispondo amichevolmente che le generazioni future sono sicuramente tradite, umiliate, private di un futuro degno di questo nome principalmente da chi, pur apparentemente memore del passato grazie ai libri e ai monumenti, nulla fa per assicurare loro anche un degno presente attraverso un'amministrazione lucida, attenta, totalmente rivolta al bene comune, rispettosa dei propri doveri e degli altrui diritti!!!
E infine: nelle parole del Sindaco e del Presidente del Circolo Trieste, editore del libro, si percepisce chiaramente che il contributo economico del Comune nell'impegno editoriale, di comunicazione e di realizzazione di questi doveri di celebrazione è stato fondamentale, anzi determinante.
Ebbene, con tutto il rispetto per il nostri doveri di memoria storica, non avrebbe avuto un altrettanto significativo valore commemorativo dedicare i restauri (necessari, se non indispensabili ormai) del nostro fantomatico parco urbano ai giovani soldati caduti invece che dedicare loro uno scoglio in mezzo alle panchine di ferro e di cemento???
Il grosso masso apparso da qualche giorno nei giardinetti di Viale Spinelli a San Giorgio del Sannio altro non è che un cippo commemorativo in memoria del Gruppo di Combattimento Friuli costituitosi a San Giorgio del Sannio nel settembre del 1944.

San Giorgio, dunque, sembra voler diventare un paese che, nel ricordo dei militi, noti ed ignoti, guerrieri sanniti e combattenti per la Liberazione, vuole concretizzare il suo novello Risorgimento!!!
Peccato, però, che i valori che questi militi sanniti e moderni incarnano, libertà, giustizia, onestà e pace (come ha scritto il nostro Sindaco nella prefazione del libro dedicato al Gruppo di Combattimento Friuli) fanno un pò a cazzotti con la gestione ormai ultradecennale del territorio da parte di tanti tra amministratori comunali e provinciali, rappresentanti delle forze dell'ordine, parlamentari e chi più ne ha più ne metta, i quali hanno fatto e fanno delle parole la loro più grande forza a discapito dei fatti e della buona programmazione amministrativa e gestione della cosa pubblica!
Non sono di certo soltanto i libri e i cippi commemorativi a tener viva la memoria di chi ha contribuito con la vita a sconfiggere l'esercito tedesco, sono le azioni amministrative volte al bene comune e al progresso e sviluppo globale della comunità paese a tenere alta la memoria di chi ci ha preceduto!!!
Le parole, ahimè, se le porta via il vento e, prima o poi anche le lapidi vengono sgretolate dall'erosione dei fattori atmosferici...
Le azioni, invece, i fatti concreti a beneficio della comunità rimangono nel tempo a testimonianza perenne di saggezza amministrativa e di grande senso della comunità.
Nelle note biografiche di Mariano Bocchini, autore del libro sull Gruppo di Combattimento Friuli, si legge che il suddetto dott. Bocchini è convinto che dimenticare significa tradire la propria terra a danno delle generazioni future...Gli rispondo amichevolmente che le generazioni future sono sicuramente tradite, umiliate, private di un futuro degno di questo nome principalmente da chi, pur apparentemente memore del passato grazie ai libri e ai monumenti, nulla fa per assicurare loro anche un degno presente attraverso un'amministrazione lucida, attenta, totalmente rivolta al bene comune, rispettosa dei propri doveri e degli altrui diritti!!!
E infine: nelle parole del Sindaco e del Presidente del Circolo Trieste, editore del libro, si percepisce chiaramente che il contributo economico del Comune nell'impegno editoriale, di comunicazione e di realizzazione di questi doveri di celebrazione è stato fondamentale, anzi determinante.
Ebbene, con tutto il rispetto per il nostri doveri di memoria storica, non avrebbe avuto un altrettanto significativo valore commemorativo dedicare i restauri (necessari, se non indispensabili ormai) del nostro fantomatico parco urbano ai giovani soldati caduti invece che dedicare loro uno scoglio in mezzo alle panchine di ferro e di cemento???
Uno strano meteorite incerottato è caduto e si è conficcato nei giardinetti di Viale Spinelli a San Giorgio del Sannio!!!
Uno strano meteorite tutto incerottato è comparso misteriosamente da qualche giorno sui giardinetti di Viale spinelli a San Giorgio del Sannio!!!Sembra un gran suppostone di roccia tutto avvolto da sgargiantissima plastica verde e nastro adesivo bianco...
Che sia un beneaugurante segnale della presenza degli UFO nel Sannio, così tanto raccontata dai giornali e dalle tv anche nazionali?
Che gli extraterrestri vogliano entrare in pacifico contatto con i cittadini e gli amministratori di San Giorgio del Sannio e stringere con loro trattati economici e commerciali volti a far tornare questo nostro paese ad essere la terra dei fiori e della cortesia? Eh sì, nulla di più probaile, visto da qualche giorno è primavera e già si stanno gettando i semi per una fioritura che comincerà a prender corpo, ad occhio e croce, a partire dal 15/16 maggio prossimi!!!I cittadini, intanto, lo osservano a distanza, i bambini e i vecchiarelli che tutte le mattine si fermano a parlare al sole lì nei pressi, curiosi, vanno a sbirciare sotto quel bel telo verde per scercare di capire che cos'è in realtà, c'è anche gente che passa lì accanto totalmente indifferente...
Noi di Rete Rose Rosse Campania, sempre attenti alle relazioni e alle amicizie tra le le genti, restiamo in attesa, un'attesa trepida e curiosa, di saperne qualcosa di più e di scoprire chi sono i protagonisti eroici di un'avventura senza precedenti, che sicuramente porterà San Giorgio del Sannio agli onori delle cronache sannite, nazionali ed , ormai, anche extraterrestri!!!
mercoledì 23 marzo 2011
Anche a Benevento nei mercati e nei negozi i sacchetti biodegradabili taroccati!!!
Benevento i Noe hanno recentemente sequestrato un certo numero di shoppers «sospetti», li hanno fatte analizzare dall’Arpac e si sono così accorti che non rispondevano ai requisiti imposti dalla legge.
Questi shoppers sono molto simili a quelli prodotti con additivo oxo-biodegradabile ma, in realtà, sono, normalissimi sacchetti di plastica su cui è stato stampato un marchio contraffatto.
I sacchetti taroccati sono molto diffusi perché hanno un costo notevolmente inferiore rispetto a quelli originali: settecento pezzi a norma hanno un prezzo che oscilla intorno ai 12 euro, lo stesso numero di sacchetti pezzottati oscilla intorno agli 8 euro.
Questa notizia ha avuto una scarsa risonanza sugli organi di stampa, tuttavia,Rete Rose Rosse Campania ritiene che debba essere adeguatamente diffusa affinché i consumatori siano messi in guardia da questi falsi sacchetti biodegradabili ma soprattutto perché possano essere individuati gli esercizi commerciali e le bancarelle dei mercati dove tali sacchetti impropri vengono utilizzati e affinché possano essere prese le adeguate misure atte a combattere il fenomeno del falso biodegradabile.
Per chiarire le idee ai consumatori diamo alcune delucidazioni sul concetto di biodegradabilità e di compostabilità nonché sulle normative in uso in Italia in questo momento.
La questione relativa agli shoppers biodegradabili nasce dalla Legge 296/06 (ovvero la Finanziaria 2007, varata dal governo Prodi) che, ai commi 1129, 1130 e 1131 vietava, a partire dal 1° gennaio 2011, la commercializzazione dei “sacchetti per asporto delle merci non biodegradabili”.
Tale veto era stato posto in virtù di anni ed anni di lotte ambientaliste nei confronti degli imballaggi inutili, in particolare di quelli in plastica, e specialmente nei confronti delle buste di plastica le quali, oltre che a causare inquinamento, quando sono gettate in mare, nei fiumi e nei laghi, provocano spessissimo il soffocamento di pesci e tartarughe, che li scambiano per prede.
Non stiamo qui a disquisire sulla necessità, peraltro secondo noi fondamentale, di affiancare ad una importante riforma in chiave ambientale anche un’adeguata politica industriale in chiave di riconversione produttiva delle aziende produttrici di materie plastiche, cosa che non fu fatta dal Governo Prodi (che, probabilmente, non ne ebbe il tempo perché cadde prima di vedere applicata la norma in questione), ma che nemmeno è stata fatta dal Governo che è venuto dopo(determinando, peraltro, nei tre anni in cui è stato in carica, nessuna azione positiva se non la messa in cassa integrazione di centinaia di dipendenti delle grandi ditte produttrici).
E’ questo, infatti, un argomento complesso da discutere in separata sede.
Parliamo, invece, visto che da gennaio sono banditi i “sacchetti per asporto delle merci non biodegradabili”, del significato del termine “BIODEGRADABILE”.
Biodegradabile è il termine utilizzato per indicare i materiali che possono essere decomposti in natura, ovvero materiali in cui molecole complesse possono essere trasformate in molecole più semplici e innocue per l'ambiente.
La trasformazione di queste sostanze avviene grazie all'azione di batteri, in genere chiamati saprofiti, che, venendo a contatto con i materiali, ne estraggono sostanze utili al loro metabolismo attraverso l'azione di enzimi.
Sono considerati biodegradabili, le cosiddette plastiche oxo-biodegradabili, che sono plastiche tradizionali di origine oleofinica – in genere polietilene o polipropilene – trattate con additivi in grado di accelerarne la biodegradazione al contatto con l’ossigeno dell’aria, biodegradazione che, tuttavia, si realizza in non meno di un anno.
Sono invece definite come scarsamente biodegradabili le plastiche additivate con una sostanza detta ECM (MasterBatch Pellets), che hanno tempi di decomposizione superiori all’anno, e per non più del 50 per cento del materiale.
Nei confronti dei produttori di questo materiale (Italcom, Arcopolimeri e Ideal Plastik), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha, infatti, espresso una sentenza di pubblicità ingannevole dal momento che i sacchetti da essi prodotti venivano pubblicizzati come biodegradabili e compostabili in modo generico e, poiché non veniva specificato che essi non rispettano le condizioni e i tempi previsti dalla normativa comunitaria e nazionale di settorerelativi alla compostabilità, si induceva in errore i Comuni italiani, gli esercizi commerciali e le catene della Grande distribuzione organizzata, alle prese con l’entrata in vigore del bando degli shopper tradizionali.
Biodegradabile, tuttavia, non vuol dire compostabile.
Secondo le norme UNI si definiscono compostabili, cioè idonei ad essere trattati insieme ai rifiuti organici, soltanto i sacchetti composti da biopolimeri derivati dall’amido - come il materB – le cui molecole si decompongono in presenza di umidità in un periodo non superiore ai sei mesi (negli impianti di compostaggio, in un tempo molto minore).
Traendo le somme, dunque, le plastiche oxo-biodegradabili, non soddisfano i requisiti di compostabilità richiesti dalla norma UNI EN 13432, requisiti che impongono un tempo di biodegradazione di 180 giorni, ma sembrerebbero da considerare a tutti gli effetti biodegradabili, come dichiarato da illustri studiosi della materia in una lettera inviata dal rappresentante italiano della Oxo-Biodegradable Plastics Association ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, dal momento che al punto 3 lettera D dell'Allegato II della direttiva sugli imballaggi, 94/62/CE, non sono indicati con esattezza i tempi di biodegradazione richiesti.
(“Imballaggi biodegradabili: i rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua”).
Dunque è proprio questo il punto fondamentale che la commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente dovrà chiarire quanto prima.
Lo scorso 7 marzo a Roma si è svolto un convegno promosso dal Consorzio PolieCo (Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni in polietilene) per fare il punto della situazione. Durante questo convegno, cui hanno partecipato Aziende produttrici di shoppers, Legambiente, importanti rappresentanti della Grande distribuzione commerciale (Coop Italia e Gruppo Despar, Conad e Federdistribuzione), l’Azienda Municipalizzata per i servizi ambientali della Capitale, Coldiretti, Confcooperative, CNA,Confartigianato e WWF, nonché tecnici in ingegneria e giurisprudenza, è stato annunciato un pronunciamento del Ministero dell'Ambiente nell’arco di due settimane.
A tutt’oggi, però, tale pronunciamento non c’è ancora stato.
Questi shoppers sono molto simili a quelli prodotti con additivo oxo-biodegradabile ma, in realtà, sono, normalissimi sacchetti di plastica su cui è stato stampato un marchio contraffatto. I sacchetti taroccati sono molto diffusi perché hanno un costo notevolmente inferiore rispetto a quelli originali: settecento pezzi a norma hanno un prezzo che oscilla intorno ai 12 euro, lo stesso numero di sacchetti pezzottati oscilla intorno agli 8 euro.
Questa notizia ha avuto una scarsa risonanza sugli organi di stampa, tuttavia,Rete Rose Rosse Campania ritiene che debba essere adeguatamente diffusa affinché i consumatori siano messi in guardia da questi falsi sacchetti biodegradabili ma soprattutto perché possano essere individuati gli esercizi commerciali e le bancarelle dei mercati dove tali sacchetti impropri vengono utilizzati e affinché possano essere prese le adeguate misure atte a combattere il fenomeno del falso biodegradabile.
Per chiarire le idee ai consumatori diamo alcune delucidazioni sul concetto di biodegradabilità e di compostabilità nonché sulle normative in uso in Italia in questo momento.
La questione relativa agli shoppers biodegradabili nasce dalla Legge 296/06 (ovvero la Finanziaria 2007, varata dal governo Prodi) che, ai commi 1129, 1130 e 1131 vietava, a partire dal 1° gennaio 2011, la commercializzazione dei “sacchetti per asporto delle merci non biodegradabili”.
Tale veto era stato posto in virtù di anni ed anni di lotte ambientaliste nei confronti degli imballaggi inutili, in particolare di quelli in plastica, e specialmente nei confronti delle buste di plastica le quali, oltre che a causare inquinamento, quando sono gettate in mare, nei fiumi e nei laghi, provocano spessissimo il soffocamento di pesci e tartarughe, che li scambiano per prede.
Non stiamo qui a disquisire sulla necessità, peraltro secondo noi fondamentale, di affiancare ad una importante riforma in chiave ambientale anche un’adeguata politica industriale in chiave di riconversione produttiva delle aziende produttrici di materie plastiche, cosa che non fu fatta dal Governo Prodi (che, probabilmente, non ne ebbe il tempo perché cadde prima di vedere applicata la norma in questione), ma che nemmeno è stata fatta dal Governo che è venuto dopo(determinando, peraltro, nei tre anni in cui è stato in carica, nessuna azione positiva se non la messa in cassa integrazione di centinaia di dipendenti delle grandi ditte produttrici).
E’ questo, infatti, un argomento complesso da discutere in separata sede.
Parliamo, invece, visto che da gennaio sono banditi i “sacchetti per asporto delle merci non biodegradabili”, del significato del termine “BIODEGRADABILE”.
Biodegradabile è il termine utilizzato per indicare i materiali che possono essere decomposti in natura, ovvero materiali in cui molecole complesse possono essere trasformate in molecole più semplici e innocue per l'ambiente.
La trasformazione di queste sostanze avviene grazie all'azione di batteri, in genere chiamati saprofiti, che, venendo a contatto con i materiali, ne estraggono sostanze utili al loro metabolismo attraverso l'azione di enzimi.
Sono considerati biodegradabili, le cosiddette plastiche oxo-biodegradabili, che sono plastiche tradizionali di origine oleofinica – in genere polietilene o polipropilene – trattate con additivi in grado di accelerarne la biodegradazione al contatto con l’ossigeno dell’aria, biodegradazione che, tuttavia, si realizza in non meno di un anno.
Sono invece definite come scarsamente biodegradabili le plastiche additivate con una sostanza detta ECM (MasterBatch Pellets), che hanno tempi di decomposizione superiori all’anno, e per non più del 50 per cento del materiale.
Nei confronti dei produttori di questo materiale (Italcom, Arcopolimeri e Ideal Plastik), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha, infatti, espresso una sentenza di pubblicità ingannevole dal momento che i sacchetti da essi prodotti venivano pubblicizzati come biodegradabili e compostabili in modo generico e, poiché non veniva specificato che essi non rispettano le condizioni e i tempi previsti dalla normativa comunitaria e nazionale di settorerelativi alla compostabilità, si induceva in errore i Comuni italiani, gli esercizi commerciali e le catene della Grande distribuzione organizzata, alle prese con l’entrata in vigore del bando degli shopper tradizionali.
Biodegradabile, tuttavia, non vuol dire compostabile.
Secondo le norme UNI si definiscono compostabili, cioè idonei ad essere trattati insieme ai rifiuti organici, soltanto i sacchetti composti da biopolimeri derivati dall’amido - come il materB – le cui molecole si decompongono in presenza di umidità in un periodo non superiore ai sei mesi (negli impianti di compostaggio, in un tempo molto minore).
Traendo le somme, dunque, le plastiche oxo-biodegradabili, non soddisfano i requisiti di compostabilità richiesti dalla norma UNI EN 13432, requisiti che impongono un tempo di biodegradazione di 180 giorni, ma sembrerebbero da considerare a tutti gli effetti biodegradabili, come dichiarato da illustri studiosi della materia in una lettera inviata dal rappresentante italiano della Oxo-Biodegradable Plastics Association ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, dal momento che al punto 3 lettera D dell'Allegato II della direttiva sugli imballaggi, 94/62/CE, non sono indicati con esattezza i tempi di biodegradazione richiesti.
(“Imballaggi biodegradabili: i rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua”).
Dunque è proprio questo il punto fondamentale che la commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente dovrà chiarire quanto prima.
Lo scorso 7 marzo a Roma si è svolto un convegno promosso dal Consorzio PolieCo (Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni in polietilene) per fare il punto della situazione. Durante questo convegno, cui hanno partecipato Aziende produttrici di shoppers, Legambiente, importanti rappresentanti della Grande distribuzione commerciale (Coop Italia e Gruppo Despar, Conad e Federdistribuzione), l’Azienda Municipalizzata per i servizi ambientali della Capitale, Coldiretti, Confcooperative, CNA,Confartigianato e WWF, nonché tecnici in ingegneria e giurisprudenza, è stato annunciato un pronunciamento del Ministero dell'Ambiente nell’arco di due settimane.
A tutt’oggi, però, tale pronunciamento non c’è ancora stato.
Fatta la legge, trovato l'inganno: a Napoli è boom di sacchetti finto-biodegradabile...ma anche a Benevento!!!
Al mercato con il sacchetto ecologico. Forse. A Napoli, infatti, c’è chi ha già messo in circolazione la busta finto-biodegradabile, simile a quella realizzata con i derivati del mais o di altri prodotti naturali, ma non altrettanto innocua per l’ambiente. La trovi subito nei negozi alle spalle della stazione centrale dove soprattutto i commercianti cinesi ne stanno facendo incetta: costano, infatti, molto meno di quelle che rispondono alle norme italiane ed europee.
Sono buste che portano la scritta «riciclabile» che, ovviamente, non vuol affatto dire che si tratti, come prevede la norma, di un materiale che si dissolve in un arco di tempo ben determinato e sono, quindi, certamente fuori norma. Cionostante sono molto diffuse perché costano molto di meno di quelle «doc»: settecento pezzi a norma hanno un prezzo che oscilla intorno ai 12 euro, lo stesso numero di pezzi «farlocchi» oscilla intorno agli 8 euro.
E basta fare un giro tra le bancarelle e i negozietti dei mercati per rendersi conto che proprio per questo sono molto diffuse. Del resto la legge prevede che possano essere utilizzate fino a giugno anche se non possono essere commercializzate: chi fa la spesa, insomma, non deve pagarla. Ma non tutti si sono allineati alle nuove norme: a Benevento i Noe hanno sequestrato degli shopper «sospetti», li hanno fatte analizzare dall’Arpac e si sono così accorti che non rispondevano ai requisiti imposti dalla legge.
Ma in giro ci sono anche molti sacchetti biodegradabili, ma non compostabili. Le buste sono diventate ormai una specie di formulario legislativo: ci sono quelle Oxo biodegradabili, sulle quali è stampata la scritta «a norma con la direttiva 94/62 Ce», e quelle che utilizzano la tecnologia Ecm, sulle quali c’è il riferimento alla legge del ’92. Tutte al momento sono «legali», ma il loro destino è incerto. Si tratta di prodotti che non sono vietati dalla legge, ma non sono per così dire consigliati. La norma in vigore si riferisce, infatti, genericamente ai prodotti biodegradabili. La definizione di biodegradabilità va rintracciata in una legge di qualche anno fa che non ne specificava, però, le caratteristiche, ma la più recente legislazione europea ammette solo i prodotti naturali. Per evitare confusioni il ministero per l’ambiente sta valutando l’ipotesi di una nuova norma che chiarisca quali sono i prodotti «buoni» e quali sono quelli «cattivi». Intanto Legambiente ha presentato un ricorso all’autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e lo ha vinto: gli shopper di plastica tradizionale che sono stati modificati con l’aggiunta di additivi chimici non posso essere pubblicizzati e venduti come biodegradabili e compostabili. Ma la sentenza non ha certamente limitato la diffusione delle buste ecologiche a metà che a Napoli vanno per la maggiore.
Diverso è il discorso per gli shopper utilizzati per la raccolta differenziata. In questo caso non ci sono dubbi: la frazione umida può essere raccolta solo in sacchetti compostabili. Tanto che l’Asia ha escluso dalla gara per le buste da distribuire nel porta a porta tutti i prodotti semplicemente biodegradabili.
E chi volesse provvedere in proprio deve stare attento a comprare solo sacchetti con la scritta «compostabile» altrimenti rischia di mandare a monte l’intera operazione...
Fonte Il Mattino del 02 marzo 2011
<---Sacchetto OXO-BIODEGRADABILE ORIGINALE
Sacchetto OXO-BIODEGRADABILE FALSO --->
Sono buste che portano la scritta «riciclabile» che, ovviamente, non vuol affatto dire che si tratti, come prevede la norma, di un materiale che si dissolve in un arco di tempo ben determinato e sono, quindi, certamente fuori norma. Cionostante sono molto diffuse perché costano molto di meno di quelle «doc»: settecento pezzi a norma hanno un prezzo che oscilla intorno ai 12 euro, lo stesso numero di pezzi «farlocchi» oscilla intorno agli 8 euro.
E basta fare un giro tra le bancarelle e i negozietti dei mercati per rendersi conto che proprio per questo sono molto diffuse. Del resto la legge prevede che possano essere utilizzate fino a giugno anche se non possono essere commercializzate: chi fa la spesa, insomma, non deve pagarla. Ma non tutti si sono allineati alle nuove norme: a Benevento i Noe hanno sequestrato degli shopper «sospetti», li hanno fatte analizzare dall’Arpac e si sono così accorti che non rispondevano ai requisiti imposti dalla legge.
Ma in giro ci sono anche molti sacchetti biodegradabili, ma non compostabili. Le buste sono diventate ormai una specie di formulario legislativo: ci sono quelle Oxo biodegradabili, sulle quali è stampata la scritta «a norma con la direttiva 94/62 Ce», e quelle che utilizzano la tecnologia Ecm, sulle quali c’è il riferimento alla legge del ’92. Tutte al momento sono «legali», ma il loro destino è incerto. Si tratta di prodotti che non sono vietati dalla legge, ma non sono per così dire consigliati. La norma in vigore si riferisce, infatti, genericamente ai prodotti biodegradabili. La definizione di biodegradabilità va rintracciata in una legge di qualche anno fa che non ne specificava, però, le caratteristiche, ma la più recente legislazione europea ammette solo i prodotti naturali. Per evitare confusioni il ministero per l’ambiente sta valutando l’ipotesi di una nuova norma che chiarisca quali sono i prodotti «buoni» e quali sono quelli «cattivi». Intanto Legambiente ha presentato un ricorso all’autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e lo ha vinto: gli shopper di plastica tradizionale che sono stati modificati con l’aggiunta di additivi chimici non posso essere pubblicizzati e venduti come biodegradabili e compostabili. Ma la sentenza non ha certamente limitato la diffusione delle buste ecologiche a metà che a Napoli vanno per la maggiore.
Diverso è il discorso per gli shopper utilizzati per la raccolta differenziata. In questo caso non ci sono dubbi: la frazione umida può essere raccolta solo in sacchetti compostabili. Tanto che l’Asia ha escluso dalla gara per le buste da distribuire nel porta a porta tutti i prodotti semplicemente biodegradabili.
E chi volesse provvedere in proprio deve stare attento a comprare solo sacchetti con la scritta «compostabile» altrimenti rischia di mandare a monte l’intera operazione...
Fonte Il Mattino del 02 marzo 2011
Sacchetto OXO-BIODEGRADABILE FALSO --->
lunedì 21 marzo 2011
“Stili di vita sostenibili: un impegno per tutti”
Non è stato un caso quello di aver organizzato l’incontro “Stili di vita sostenibili: un impegno per tutti” nei giorni immediatamente precedenti l’equinozio di primavera…non è un caso, perché la primavera è simbolo di rinascita, e scopo dell’incontro ha voluto essere proprio l’invito ad una rigenerazione del rapporto, personale e collettivo, tra l’individuo e l’ambiente in cui vive.E questo seme gettato sembra sia stato raccolto, vista l’intensità degli interventi e del dibattito di ieri sera!
Abbiamo sottolineato, pubblico e relatori insieme in una osmosi continua, come sia necessario, per rendere nuovamente armonico il rapporto dell’uomo con la Terra in cui vive, ormai così devastata e sofferente, cambiare il proprio stile di vita vissuta fino ad oggi nell’ottica del consumo e rimodularlo nell’ottica delle tre erre: ridurre, riutilizzare e riciclare.
E non è certo un compito semplice da realizzare perché, a differenza di quanto il consumismo ci propone dai media ogni giorno, non sempre si può “vincere facile”!
Tuttavia, gli esempi di vita forniti ieri sera, il riciclo e riuso del vetro per imbottigliare vini locali (che abbiamo anche convivialmente bevuto in bicchieri rigorosamente di vetro!), l’utilizzo della carta riciclata per le brochure ed il materiale distribuito in sala, la scelta di non fare manifesti pubblicitari (che utilizzano colori chimici) per l’evento e l’utilizzo esclusivo di pubblicità in rete e passaparola, la sensibilizzazione al compostaggio a partire dagli alunni delle scuole materne ed elementari, l’impegno, profondo e intenso, nel farsi “missionari” delle buone pratiche perché scempi ambientali come S. Arcangelo Trimonte non vengano replicati nel nostro territorio, vogliono essere il punto di partenza per la rinascita in chiave sostenibile della nostra terra sannita.
Perché questi esempi non rimangano cattedrali nel deserto, però, è necessario, anzi imprescindibile che ognuno non dimentichi il proprio ruolo di cittadino attivo e partecipe nella gestione della comunità e agisca politicamente affinché agli attuali trend di distruzione ambientali, che minano il nostro futuro, venga messo freno immediato.
In questa ottica, e ciò è emerso chiaramente nel dibattito, è necessario chiedere a gran voce l’impegno sia degli amministratori locali in carica sia dei candidati alle prossime elezioni di maggio affinché il nostro Sannio si muova verso una amministrazione ed una economia locali “green oriented”.
Rete Rose Rosse Campania esprime il suo ringraziamento a Nicola Colangelo del CODISAM di S. Arcangelo Trimonte, ad Alessio Masone Cofondatore della Rete Benevento EcoSolidale/Rete Arcobaleno, ad Andrea Maio, dell'Associazione Il Quinto Elemento di Benevento e a Giuseppe Villanova, Presidente dell’Associazione “A sinistra” di S. Agata dei Goti, che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione, al regista Umberto Rinaldi, autore, sangiorgese peraltro, del cortometraggio presentato al Milano Film Fest “Greetings from S. Arcangelo” che è stato proiettato ieri sera, e a tutti i cittadini e rappresentanti delle istituzioni che ieri hanno dato il loro importante contributo al dibattito.
domenica 20 marzo 2011
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