Quattro chiacchiere e quattro sane risate con gli amici di BCR MAgazine e con l'amico e concittadino Fiore Ranauro!
domenica 10 ottobre 2010
Ancora sugli autobus senza assicurazione
I Carabieri hanno accertato che, oltre all'assenza dei tagliandi di assicurazione, su alcuni autobus che effettuavano corse tra Benevento e i paesi della provincia non vi era corrispondenza tra le targhe e il numero dei telai, fatto gravissimo che ha portato alla denuncia in stato di libertà per l'amministratore della scoietà.Ma ancora più grave è il fatto che ormai di quello che può accadere agli altri a causa delle proprie inadempienze non gliene frega più a nessuno...per il momento lor signori si prendono i guadagni, e sono notevoli, trattandosi nello specifico degli autobus dei pendolari e degli studenti, poi per il resto come viene viene...
tanto tra l'incertezza della pena e le "conoscenze" una soluzione sempre la si trova!
sabato 9 ottobre 2010
Autobus di linea da Benevento per Pietrelcina trovati senza assicurazione...che cosa da incoscienti!!!
Durante una normale operazione di controllo nel Terminal Bus della città, i Carabinieri di Benevento hanno rinvenuto autobus di linea da Benevento per Pietrelcina senza assicurazione. Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Dopo l'episodio dell'autista di una nota ditta di trasporti irpina trovato completamente ubriaco (ai limiti del coma etilico) alla guida del suo autobus, oggi veniamo a scoprire che una ditta di trasporti non aveva le assicurazioni in regola sui propri mezzi... ma la vita di autisti e passeggeri non vale prorpio niente???
Lo sfacelo sociale e civile di San Giorgio del Sannio
L’ultimo episodio di devianza avvenuto a San Giorgio del Sannio solo ieri pomeriggio, un uomo che si masturbava guardando le giovani pattinatrici che si allenavano in via dei Sanniti, è la testimonianza della sfacelo civile e sociale che regna a San Giorgio del Sannio!
Io stessa ho assistito ad un episodio analogo in un vicoletto presso Via San Francesco alle 5 del pomeriggio ed ho dovuto allontanare di corsa i miei figli che intanto mi chiedevano cosa fossero quei gemiti che avevano sentito.
Ho avvertito anche delle persone che sapevo abitassero nei palazzi limitrofi affinché la cosa non passasse sotto silenzio, ma, evidentemente, masturbarsi in strada sta diventando un costume solito a San Giorgio del Sannio!
San Giorgio sta cadendo vertiginosamente verso il basso, verso una deriva sociale e civile che non ha precedenti ed i cittadini rimangono spettatori di quanto accade, come se si trattasse di un programma televisivo:il cittadino non vive il suo paese ma lo osserva standone un passo fuori, quello che accade non gli interessa e non gli interesserà fino a quando non succederà qualcosa che lo coinvolga in prima persona.
Manca ogni visione prospettica dei danni che possono fare tutte le forme di disagio sociale presenti sul territorio, manca il senso della comunità e del bene comune, manca la volontà dei cittadini e dell’amministrazione di lavorare per il miglioramento delle condizioni di vita dei giovani e delle classi più deboli e svantaggiate.
E’ in questo contesto di disaffezione civica, che proliferano i casi di disagio sociale, il vandalismo nelle scuole, il bullismo, l’aumento vertiginoso del consumo di alcol e droghe in età adolescenziale, il lancio di sassi dai cavalcavia, lo stalking, le violenze materiali e psicologiche in famiglia e fuori.
E di questa disaffezione civica tutti i cittadini di San Giorgio sono compartecipi perché nulla fanno per contribuire ad eliminarla.
E di questo disagio sociale tutti i cittadini di San Giorgio sono concause perché continuano a guardarlo dall’esterno e a non fare nulla dal momento che (o meglio forse, fino a che) quel disagio non li coinvolge direttamente.
Qualche giorno fa mi è stato candidamente detto da un sangiorgese, ed è solo l’ultimo in ordine di tempo, che è inutile che io scriva sui giornali, faccia esposti all’Amministrazione, mi candidi alle elezioni, potrei pure salire sopra il tetto di casa mia e mettermi ad urlare a tutti il mio dissenso, tanto, io resto sempre una straniera, non sono nativa e non posso capire le dinamiche sociali di San Giorgio e per questo nessuno considera attendibili le mie critiche e le mie proposte…
Che assurdità!!!
Sta di fatto, comunque, che, pur non essendo nativa, pur non essendo sangiorgese di nascita, io continuo a scrivere sui giornali, a fare esposti all’Amministrazione, a candidarmi alle elezioni, e se sarà necessario, sono disposta a salire pure su qualche tetto (anche se ormai è già fuori moda!)... la maggior parte dei sangiorgesi, invece, fatti salvi alcuni, pochi a dire il vero, illuminati e qualche sparuto consigliere di opposizione, continua a non far niente e a voltarsi dall’altra parte!
Ma cosa deve accadere perché ci si renda conto che siamo ormai nel fango fino al collo?
O forse devo pensare che a questa condizione si è talmente abituati da non percepirne la gravità?
O forse ancora stare nel fango fino al collo è pur sempre meglio che esserne sommersi?
Ancora una volta mi si dirà che me la canto e me la suono da sola...in realtà, attendo soltanto che un recital solistico diventi al più presto un concerto per orchestra!
Io stessa ho assistito ad un episodio analogo in un vicoletto presso Via San Francesco alle 5 del pomeriggio ed ho dovuto allontanare di corsa i miei figli che intanto mi chiedevano cosa fossero quei gemiti che avevano sentito.
Ho avvertito anche delle persone che sapevo abitassero nei palazzi limitrofi affinché la cosa non passasse sotto silenzio, ma, evidentemente, masturbarsi in strada sta diventando un costume solito a San Giorgio del Sannio!
San Giorgio sta cadendo vertiginosamente verso il basso, verso una deriva sociale e civile che non ha precedenti ed i cittadini rimangono spettatori di quanto accade, come se si trattasse di un programma televisivo:il cittadino non vive il suo paese ma lo osserva standone un passo fuori, quello che accade non gli interessa e non gli interesserà fino a quando non succederà qualcosa che lo coinvolga in prima persona.
Manca ogni visione prospettica dei danni che possono fare tutte le forme di disagio sociale presenti sul territorio, manca il senso della comunità e del bene comune, manca la volontà dei cittadini e dell’amministrazione di lavorare per il miglioramento delle condizioni di vita dei giovani e delle classi più deboli e svantaggiate.
E’ in questo contesto di disaffezione civica, che proliferano i casi di disagio sociale, il vandalismo nelle scuole, il bullismo, l’aumento vertiginoso del consumo di alcol e droghe in età adolescenziale, il lancio di sassi dai cavalcavia, lo stalking, le violenze materiali e psicologiche in famiglia e fuori.
E di questa disaffezione civica tutti i cittadini di San Giorgio sono compartecipi perché nulla fanno per contribuire ad eliminarla.
E di questo disagio sociale tutti i cittadini di San Giorgio sono concause perché continuano a guardarlo dall’esterno e a non fare nulla dal momento che (o meglio forse, fino a che) quel disagio non li coinvolge direttamente.
Qualche giorno fa mi è stato candidamente detto da un sangiorgese, ed è solo l’ultimo in ordine di tempo, che è inutile che io scriva sui giornali, faccia esposti all’Amministrazione, mi candidi alle elezioni, potrei pure salire sopra il tetto di casa mia e mettermi ad urlare a tutti il mio dissenso, tanto, io resto sempre una straniera, non sono nativa e non posso capire le dinamiche sociali di San Giorgio e per questo nessuno considera attendibili le mie critiche e le mie proposte…
Che assurdità!!!
Sta di fatto, comunque, che, pur non essendo nativa, pur non essendo sangiorgese di nascita, io continuo a scrivere sui giornali, a fare esposti all’Amministrazione, a candidarmi alle elezioni, e se sarà necessario, sono disposta a salire pure su qualche tetto (anche se ormai è già fuori moda!)... la maggior parte dei sangiorgesi, invece, fatti salvi alcuni, pochi a dire il vero, illuminati e qualche sparuto consigliere di opposizione, continua a non far niente e a voltarsi dall’altra parte!
Ma cosa deve accadere perché ci si renda conto che siamo ormai nel fango fino al collo?
O forse devo pensare che a questa condizione si è talmente abituati da non percepirne la gravità?
O forse ancora stare nel fango fino al collo è pur sempre meglio che esserne sommersi?
Ancora una volta mi si dirà che me la canto e me la suono da sola...in realtà, attendo soltanto che un recital solistico diventi al più presto un concerto per orchestra!
giovedì 7 ottobre 2010
La Rete delle Rose Rosse Campania sostiene la proposta di Francia e Spagna di introdurre una mini tassa sulle transazioni finanziarie
Si è concluso il 22 Settembre 2010 a New York il vertice delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, concordati dieci anni fa per migliorare le condizioni di vita dei più poveri del pianeta entro il 2015.
La società civile italiana riunita nella campagna “zerozerocinque” (cui ha aderito anche la Rete Rose Rosse Campania) chiede al Governo italiano di sostenere la proposta rilanciata in questi giorni dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, e dal premier spagnolo, Luis Zapatero, di introdurre una mini tassa sulle transazioni finanziarie, in grado di generare centinaia di miliardi di euro l'anno per sconfiggere la povertà e contrastare i cambiamenti climatici nel mondo.
«Una micro tassa sulle transazioni finanziarie, pari allo 0,05% del valore di ogni transazione sui mercati finanziari, potrebbe generare su scala mondiale fino a 655 miliardi di dollari l'anno: una cifra importante per rilanciare le politiche sociali nel Nord e nel Sud del mondo nonostante gli effetti della crisi economica globale - dice Andrea Baranes, portavoce della Campagna “zerozerocinque”.
Purtroppo il Governo Italiano, rappresentato a New York non dal presidente del Consiglio, ma dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha assunto una posizione attendista ribadendo in più occasioni, anche per voce del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che una tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe una sorta di utopia eticamente valida, ma realizzabile solo su scala mondiale. Invece, studi autorevoli hanno dimostrato che, anche se applicata nella sola zona euro, una piccola tassa sulle transazioni finanziarie frenerebbe gli eccessi speculativi senza scoraggiare gli investimenti di medio-lungo periodo. La Gran Bretagna, ad esempio, già applica una forma simile di tassazione, senza che la City di Londra abbia perso la sua capacità di attirare investitori”.
La tassa - spiega ancora Baranes - potrebbe essere applicata inizialmente alle operazioni più altamente speculative, come quelle degli hedge funds o quelle su titoli derivati che sono state all'origine della crisi finanziaria del 2008-2009 e di cui tutti stiamo ancora pagando le conseguenze nel Nord e ancora di più nel Sud del mondo. Auspichiamo davvero che il Governo Italiano approfondisca la questione e sostenga con forza la proposta avanzata da Francia e Spagna al summit di New York».
“La tassazione della finanza speculativa e della iperattività tipica delle banche d'affari - sostiene Giacinto Palladino della Fiba-CISL - è un'iniziativa di equità fiscale e sociale. All'acme della crisi più violenta che mina la coesione interna degli stessi Stati sviluppati, il ricavato della "0,05" tornerebbe utile per numerosi interventi nell'interesse delle comunità, a partire dal raggiungimento degli Obiettivi del Millennio."
L'Italia si è presentata al Summit con gravi ritardi nel mantenere il suo impegno finanziario per raggiungere gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Non solo. Rispetto ai traguardi concordati a livello europeo, il nostro paese finora è responsabile del 40% del deficit UE per quanto riguarda gli aiuti ai paesi più poveri.
FAQ sulla FTT
La società civile italiana riunita nella campagna “zerozerocinque” (cui ha aderito anche la Rete Rose Rosse Campania) chiede al Governo italiano di sostenere la proposta rilanciata in questi giorni dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, e dal premier spagnolo, Luis Zapatero, di introdurre una mini tassa sulle transazioni finanziarie, in grado di generare centinaia di miliardi di euro l'anno per sconfiggere la povertà e contrastare i cambiamenti climatici nel mondo.
«Una micro tassa sulle transazioni finanziarie, pari allo 0,05% del valore di ogni transazione sui mercati finanziari, potrebbe generare su scala mondiale fino a 655 miliardi di dollari l'anno: una cifra importante per rilanciare le politiche sociali nel Nord e nel Sud del mondo nonostante gli effetti della crisi economica globale - dice Andrea Baranes, portavoce della Campagna “zerozerocinque”.
Purtroppo il Governo Italiano, rappresentato a New York non dal presidente del Consiglio, ma dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha assunto una posizione attendista ribadendo in più occasioni, anche per voce del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che una tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe una sorta di utopia eticamente valida, ma realizzabile solo su scala mondiale. Invece, studi autorevoli hanno dimostrato che, anche se applicata nella sola zona euro, una piccola tassa sulle transazioni finanziarie frenerebbe gli eccessi speculativi senza scoraggiare gli investimenti di medio-lungo periodo. La Gran Bretagna, ad esempio, già applica una forma simile di tassazione, senza che la City di Londra abbia perso la sua capacità di attirare investitori”.
La tassa - spiega ancora Baranes - potrebbe essere applicata inizialmente alle operazioni più altamente speculative, come quelle degli hedge funds o quelle su titoli derivati che sono state all'origine della crisi finanziaria del 2008-2009 e di cui tutti stiamo ancora pagando le conseguenze nel Nord e ancora di più nel Sud del mondo. Auspichiamo davvero che il Governo Italiano approfondisca la questione e sostenga con forza la proposta avanzata da Francia e Spagna al summit di New York». “La tassazione della finanza speculativa e della iperattività tipica delle banche d'affari - sostiene Giacinto Palladino della Fiba-CISL - è un'iniziativa di equità fiscale e sociale. All'acme della crisi più violenta che mina la coesione interna degli stessi Stati sviluppati, il ricavato della "0,05" tornerebbe utile per numerosi interventi nell'interesse delle comunità, a partire dal raggiungimento degli Obiettivi del Millennio."
L'Italia si è presentata al Summit con gravi ritardi nel mantenere il suo impegno finanziario per raggiungere gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Non solo. Rispetto ai traguardi concordati a livello europeo, il nostro paese finora è responsabile del 40% del deficit UE per quanto riguarda gli aiuti ai paesi più poveri.
FAQ sulla FTT
La strana vicenda di Zamparini e dell'Ipermercato "I Sanniti" a Benevento
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Benevento, Maria di Carlo, relativamente all'inchiesta sulla costruzione e apertura nell’ottobre 2006 del centro commerciale I Sanniti, non ha accolto la richiesta di arresto per Zamparini nonchè la richiesta di arresto dell’assessore del comune di Benevento, Aldo Damiano ed altri provvedimenti restrittivi a carico di funzionari comunali, tecnici e collaboratori di Zamparini.Il Pm che ha svolto le indagini, Antonio Clemente, aveva anche iscritto al registro degli indagati i coniugi Mastella. Il pm Clemente però insiste ed ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame che si pronuncerà il prossimo 5 novembre.
Qui l'articolo di Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento, associazione per la città sostenibile contro il malaffare, che aveva presentato l'esposto relativo alle strane procedure per la realizzazione del Centro commerciale I Sanniti dal quale è poi scaturita un'indagine durata quattro anni.
Qui il dossier di AltraBenevento sugli ipermercati in città
mercoledì 6 ottobre 2010
Il Farmers Market di Benevento, inaugurato di recente, rischia già la chiusura!!!
Numerose sono state le lamentele degli acquirenti che si erano accostati all'iniziativa del Farmers Market con tanta buona volontà e speranza ma che hanno dovuto ricredersi.Motivo principale dell'insoddisfazione sono i prezzi, ritenuti alti e comunque non in linea con lo spirito dell'iniziativa che, in pratica, accorciando la filiera, nel senso che si evitano vari passaggi di mano della merce, passaggi che fanno poi lievitare i costi, dovrebbe recare beneficio agli acquirenti che dovrebbero così acquistare i genuini prodotti della terra direttamente dal produttore con un evidente beneficio economico per entrambi.
Questo, oggettivamente, non sta accadendo e Pietro Iadanza, Assessore al ramo del Comune di Benevento, è conscio che ciò possa rappresentare anche un validio motivo di fallimento dell'iniziativa (se la gente non la frequenta sarà brutto assistere al suo graduale spegnimento...) così come del resto è già ampiamente successo al nord dove i Farmer's Market sono nati.
E così, d'intesa anche con le organizzazioni di categoria, il tono della voce si è fatto alto con la speranza che chi deve intendere, intenda.
In realtà, a leggere un pò qualche notia sparsa sul web relativa ai Farmers Market, si scopre facilmente che essi sono stati un'abile operazione di marketing volta a favorire gli agricoltori con la speranza di fare fessi i consumatori facendo leva sul concetto del biologico e della filiera corta.
In realtà, secondo Dino Abbascià, presidente della Fida-Confcommercio, la federazione dei dettaglianti dell’alimentazioneai consumatori, queste nuove forme di commercio, più che sostenere i consumi, si prefigurano come l’ennesimo aiuto agli agricoltori e non mantengono spesso le promesse per cui sono nate, cioè di attuare prezzi più bassi. Di solito, gli agricoltori che partecipano a questi mercati non pagano l’occupazione di suolo pubblico e le relative concessioni. E non sono soggetti al rispetto delle normative igienico-sanitarie per il trattamento e la conservazione di generi alimentari. Praticamente i costi sono più che dimezzati. Inoltre, solitamente, chi vende all’interno di questi mercati non emette lo scontrino fiscale e non è tenuto al rispetto delle normative fiscali sul commercio al dettaglio. Queste forme di vendita poi, vengono effettuate al di fuori delle aree mercatali stabilite dalle singole amministrazioni comunali. E quindi non valgono le prescrizioni sulle distanze minime dagli esercizi di vicinato. In pratica è possibile autorizzare un farmer market anche a pochi metri da un negozio che vende gli stessi prodotti, pagando però le tasse locali e nazionali e osservando tutte le prescrizioni per il commercio al dettaglio.
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